Napoli è una città protesa verso il mare e nell’immaginario collettivo nazionale una nota serie televisiva (Mare fuori – RaiPlay) ha portato alla ribalta le vicende di un carcere minorile, probamente ispirato a quello presente a Napoli sulla piccola isola flegrea di Nisida ricordata da un noto cantautore napoletano.
Ma andiamo per gradi … centigradi di aumento della temperatura sul nostro pianeta e sulle conseguenze che essi comportano in termini di centimetri di innalzamento del livello marino. Mentre l’umanità continua a riversare gas a effetto serra nell’atmosfera, gli oceani ne mitigano gli effetti. I mari del mondo hanno assorbito oltre il 90% del calore prodotto da tali gas, ma questo avviene a caro prezzo per gli oceani: il 2021 ha segnato un nuovo record per il riscaldamento delle loro acque.
L’innalzamento del livello del mare è uno degli effetti del cambiamento climatico. Il livello medio del mare è salito di oltre 20 cm dal 1880. Ogni anno, il livello del mare aumenta di circa 3,2 mm. Una recente ricerca mostra che l’aumento del livello del mare sta accelerando e si prevede che raggiunga i 30 cm entro il 2050. Per la prima volta, grazie ad una mappa interattiva, chiunque potrà utilizzare il nuovo strumento online per veder come cambierà il livello dei mari in tutto il mondo. Scenari a dir poco preoccupanti rispetto al nostro confortante titolo!!
E Napoli cosa c’entra con tutto ciò? Se consideriamo i due punti di osservazione di tale ricerca nel golfo di Napoli (Napoli – Arsenale e Napoli Mandracchio) è possibile vedere che il livello del mare potrebbe raggiugere, negli scenari peggiori, valori allarmanti nel 2100 (Fig.1).

Fig. 1 Proiezioni dell’innalzamento del livello del mare con diversi livelli di riscaldamento (località Napoli Arsenale) che potrebbe raggiungere anche 1,3 m rispetto al livello attuale.
Al molo San Vincenzo nell’area portuale militare del porto di Napoli è installato uno mareografo (Fig.2).

Fig. 2 Veduta aerea del porto di Napoli con il Molosiglio ed Arsenale. (Google Earth ©)
Si tratta di uno strumento che fa parte della rete mareografica dell’Osservatorio Vesuviano INGV, capace di misurare le minime variazioni del livello marino filtrate dalle varie oscillazioni legate ai vari effetti di marea o perturbazioni a breve durata (Fig.3).

Fig.3 Rete maregrafica Vesuvio dell’Osservatorio Vesuviano (INGV). Diagramma con andamento della variazione del livello del mare al mareografo NAMM nel periodo 15-21 Febbraio 2024.
Questo significa che l’aumento che si prevede per i prossimi 30 anni corrisponde a quello registrato nell’ultimo secolo, secondo i più recenti dati tecnici della National Oceanic and Atmospheric Administration (Amministrazione nazionale per l’oceano e l’atmosfera, NOAA), che aggiornano le proiezioni del 2017 con stime che sono ad oggi le più precise a disposizione.
Questi rilevamenti “storici”, avvertendo che l’aumento previsto avverrà anche se le emissioni di carbonio venissero drasticamente ridotte. Negli Stati Uniti le popolazioni più vulnerabili a questo rischio vivono sulle coste orientali e del golfo, dove si prevede che nel 2050 le inondazioni raggiungeranno una frequenza dieci volte maggiore di quella odierna.
Il cambiamento nel livello del mare è correlato a tre fattori principali, tutti indotti dal cambiamento climatico in corso:
Espansione termica: Riscaldandosi, l’acqua si espande. Circa metà dell’aumento del livello del mare verificatosi negli ultimi 25 anni è attribuibile al riscaldamento degli oceani, che semplicemente occupano più spazio.
Scioglimento dei ghiacciai: Le grandi formazioni di ghiaccio come i ghiacciai montani si sciolgono naturalmente un po’ ogni estate. In inverno, la neve, formata principalmente dall’acqua marina evaporata, in genere è sufficiente a compensare quello scioglimento. Recentemente tuttavia, l’aumento delle temperature causato dal riscaldamento globaleha portato a uno scioglimento estivo superiore alla media, che si accompagna a minori nevicate, date dall’inizio tardivo dell’inverno e dall’arrivo anticipato della primavera. Questo crea uno squilibrio tra deflusso ed evaporazione oceanica, che porta il livello del mare a salire.
Perdita di massa delle calotte glaciali di Groenlandia e Antartide: Come accade per i ghiacciai di montagna, il riscaldamento globale provoca un più rapido scioglimento anche delle massicce calotte glaciali che ricoprono la Groenlandia e l’Antartide. Gli scienziati ritengono inoltre che l’acqua di disgelo da sopra e l’acqua marina da sotto stiano penetrando la copertura di ghiaccio della Groenlandia, “lubrificando” i flussi di ghiaccio e accelerandone così lo spostamento verso il mare. I fenomeni di scioglimento nell’Antartide occidentale hanno suscitato l’attenzione degli scienziati, soprattutto con la frattura nella piattaforma di ghiaccio Larsen C avvenuta nel 2017, ma anche i ghiacciai dell’Antartide orientale stanno mostrando segni di destabilizzazione.
Conseguenze
Quando i livelli del mare aumentano alla velocità mostrata negli ultimi anni, anche un piccolo aumento può avere effetti devastanti sugli habitat costieri verso l’entroterra: erosione distruttiva, allagamento di zone umide, contaminazione di falde acquifere e terreni agricoli da salsedine e perdita di habitat per pesci, uccelli e piante.
L’innalzamento del livello del mare sta coincidendo con uragani e tifoni più pericolosi, che si spostano più lentamente e rilasciano più pioggia, contribuendo a generare mareggiate più potenti che spazzano via tutto ciò che incontrano. Uno studio riporta che tra il 1963 e il 2012, quasi la metà di tutte le vittime degli uragani atlantici sono state causate dalle mareggiate.
Le inondazioni nelle zone di costa bassa stanno già costringendo le persone a migrare in aree più alte e altri milioni di persone sono vulnerabili al rischio di alluvioni e altri effetti del cambiamento climatico. La prospettiva dell’innalzamento delle acque costiere minaccia servizi di base come l’accesso a internet, in quanto gran parte delle infrastrutture per le comunicazioni si trova ad altezze che potrebbero essere sommerse.
Adattarsi alla minaccia
In conseguenza a questi rischi, molte città costiere stanno già pianificando misure di adattamento per affrontare le prospettive a lungo termine di un più alto livello dei mari, spesso con costi notevoli. Tra le misure già in fase di realizzazione ci sono la costruzione di dighe, una diversa progettazione delle strade e la piantagione di mangrovie o altra vegetazione che assorba l’acqua.
A Giacarta, un progetto da 40 miliardi di dollari (circa 35,4 miliardi di euro) prevede la costruzione di una diga alta quasi 25 metri a protezione della città. Rotterdam, dove ha sede il Global Center on Adaptation, ha offerto un modello ad altre città che cercano di combattere inondazioni e perdita di terre. La città olandese ha costruito barriere, sistemi di drenaggio ed elementi architettonici innovativi come ad esempio la “piazza d’acqua”, ovvero un bacino di stoccaggio delle acque.
Ovviamente, le comunità più esposte al pericolo dell’aumento del livello dei mari possono riuscire solo fino a un certo punto ad arginare la marea. Nelle isole Marshall, dove l’aumento del livello del mare sta ponendo una scelta obbligata tra trasferirsi e “creare” terreno, gli abitanti avranno bisogno dell’aiuto delle altre nazioni, se decideranno per la costosa seconda opzione.
Fino a quando durerà?
La maggior parte delle previsioni riportano che il riscaldamento del pianeta continuerà e probabilmente accelererà, portando gli oceani a continuare a salire. Questo significa che centinaia di città costiere affronteranno allagamenti e inondazioni. Ma prevedere quando avverrà l’innalzamento dei mari e che entità avrà rimane oggetto di ricerca.
Il più recente rapporto speciale del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico indica una stima di aumento del livello degli oceani tra i 26 e i 77 centimetri entro il 2100, con un aumento delle temperature di 1,5 °C. Numeri sufficienti a creare un grave impatto su molte delle città lungo la East Coast statunitense. Un’altra analisi basata su dati europei e della NASA prevede un aumento di 65 centimetri (che conferma la valutazione peggiore del suddetto rapporto) entro la fine di questo secolo, se l’attuale andamento dovesse continuare.
Se tutti i ghiacci che ad oggi esistono sulla terra sotto forma di ghiacciai e calotte polari si sciogliessero, il livello dei mari aumenterebbe di quasi 66 metri. Questo causerebbe la scomparsa di interi Stati e Paesi sotto le acque, dalla Florida al Bangladesh. Non è uno scenario che gli scienziati ritengono probabile, e in ogni caso richiederebbe diversi secoli, ma potrebbe a un certo punto verificarsi, se le popolazioni del mondo continuano a bruciare combustibili fossili in modo indiscriminato.
Nel frattempo i ricercatori continuano ad affinare i propri modelli di cambiamento del livello dei mari, sottolineando che la misura in cui i Paesi del mondo collaborano al fine di limitare il rilascio di gas a effetto serra può avere un impatto significativo sulla velocità e l’entità dell’innalzamento dei mari.
Molti pensano che riscaldamento globale e cambiamento climatico siano sinonimi, ma gli scienziati preferiscono usare “cambiamento climatico” per descrivere i complessi cambiamenti che stanno interessando i sistemi meteorologici e climatici del nostro pianeta
Ma cosa possiamo fare?
Ci viene incontro un recente articolo pubblicato da Frontiers for Young Minds dal titolo “Come può la natura proteggere le persone dall’innalzamento del livello del mare?”
Nell’articolo viene mostrato che quasi un terzo delle persone sulla Terra vive vicino alla costa, dove è a rischio di inondazioni. Le aree costiere sono spesso protette dalle inondazioni da strutture di protezione costruite dall’uomo, come dighe e dighe marittime. Ora che il clima della Terra sta cambiando, l’innalzamento del livello del mare e le tempeste stanno diventando più intense e frequenti, aumentando il rischio di inondazioni. Per questo motivo, dobbiamo sviluppare strutture di difesa più grandi per essere al sicuro dalle inondazioni. Tuttavia, questo è molto costoso. Esiste un’alternativa? Può sembrare sorprendente, ma la natura può aiutarci. In tutto il mondo, ecosistemi come le foreste di mangrovie, le paludi salmastre e le barriere coralline possono contribuire a proteggere le nostre coste dalle inondazioni. Possono contribuire a rendere le coste più verdi, naturali e ricche di biodiversità e a rendere la vita lungo le coste della Terra più sicura e sostenibile. L’utilizzo di questi sistemi naturali è chiamato difesa dalle inondazioni basata sulla natura. In questo articolo viene spiegato come funziona (Fig.3).

Figura 3 – (A) Le tradizionali difese anti-alluvione grigie proteggono la terra dalle onde e dalle inondazioni, ma il relativo innalzamento del livello del mare rende le difese anti-alluvione grigie meno efficaci. (B) Le difese contro le inondazioni basate sulla natura utilizzano gli ecosistemi viventi per proteggere la costa. A seconda della posizione geografica, si possono utilizzare piante e animali specifici.
Riferimenti bibliografici
Collini, R.C., J. Carter, L. Auermuller, L. Engeman, K. Hintzen, J. Gambill, R.E. Johnson, I. Miller, C. Schafer, and H. Stiller. 2022. Application Guide for the 2022 Sea Level Rise Technical Report. National Oceanic and Atmospheric Administration Office for Coastal Management, Mississippi–Alabama Sea Grant Consortium (MASGP-22-028), and Florida Sea Grant (SGEB 88). https://oceanservice.noaa.gov/hazards/sealevelrise/noaa-nos-techrpt02-globalregional-SLR-scenarios-US-application-guide.pdf
van Hespen R, van Bijsterveldt CEJ, Camargo CML, Stoorvogel MM and Bouma TJ (2023) How Can Nature Protect People Against Sea-Level Rise? Front. Young Minds 11:910803. doi: 10.3389/frym.2023.910803
(Editor Renato Somma)
February 23rd, 2024
Un recente dibattito riapre la questione del commoning come modalità di uso e gestione delle risorse. Il tema è maggiormente sentito in ambito urbano, laddove si lamenta, da un lato, il diffuso default degli strumenti di pianificazione (piani urbanistici), forse troppo complessi per il necessario e frequente bisogno di aggiornamento così come delle ricette di policy che non riescono ancora a reindirizzare i gravi problemi connessi alla gestione del Debito, così come dei numerosi casi di abbandono di beni immobili nonché dell’ampio sottoutilizzo degli spazi pubblici. Rispetto a tali problematiche, appunto, la formazione di comunità ispirate al principio dei commons è riuscita a fornire risposte interessanti.
Ma che cosa sono i commons? Che cosa significa ispirarsi ai loro princìpi? E perché, in alcuni casi, sembrano rispondere meglio dell’impresa, sia di quella pubblica che privata, ai bisogni dei cittadini e della economia locale nel suo complesso? Pur nella diversità che caratterizza le diverse comunità, il nostro discorso cercherà di indirizzare alcuni di questi quesiti e di rivedere al meglio le stesse domande, che sempre più diffusamente si pongono in questa materia.
Un altro tema che ritorna con maggiore forza, riguarda la differenza tra le città rispetto al fenomeno della formazione di queste comunità. Allorché alcune città o regioni sembrano più ricche di altre rispetto a questo tipo di azione collettiva. Laddove, forse la variabile più significativa è quella della relazionalità che si esprime nella società e che, in diversi modi, riesce a interessare anche le dinamiche alla base degli scambi economici.
February 16th, 2024

The contemporary city undergoes continuous anthropic pressures and multiple crises that make it an organism in continuous transformation, which is complex to understand. The public realm and the socio-spatial dynamics at the urban scale can be an expression of this complexity when observed from the different perspectives that are integrated in urban studies and with multiple methods that deepen and foster the relational dynamics between the physical environment and those who inhabit and manage it.
The understanding of urban cultures, in their multiple expressions, is realised through the interpretation of the cultural practices recorded in urban spaces, which allows for the updating of concepts in the field of social theory. Moreover, urban cultures provide an understanding of the relationships between cultural phenomena and urban transformations, to implement knowledge in the analytical phase of territorial governance processes.
Call for Papers
This issue proposes to focus on the binomial public space – urban culture to both contextualise phenomena related to distributed inequalities, conflicts, and forms of socio-spatial segregation, and to reflect and integrate forms of social innovation and processes of self-determination, the constitution of talents, tendencies and competences, which contribute to the complex transformation of the city. The Guest-co-editors, Gabriella Esposito (Cnr-Iriss, Italy), Christine Mady (Aalto University, Finland) and Stefania Ragozino (Cnr-Iriss, Italy), invite empirical, theoretical and methodological papers from young or established academics interested in contributing to this discussion on ‘public space – urban cultures’.
Submission Instructions
Authors must send their full papers to tria@unina.it and antonio.acierno@unina.it before 15th of April 2024. They can be written in Italian, English and Spanish while following the editorial rules available at the following link:http://www.serena.unina.it/index.php/tria/about/submissions#authorGuidelines. Articles will be subject to the regular double-blind refereeing process (April-May 2024) used by the journal. Selected articles will be published by the end of June 2024.
TRIA – Territorio della Ricerca su Insediamenti e Ambiente is the International Journal of Urban Planning, founded in 2008. Indexed in Web of Science and qualified in “classe A” according to ANVUR, the journal focuses on the issues of urban planning and design sited in the context of natural and social sciences concerning the settlement process.
Per informazioni:
Stefania Ragozino
CNR – Istituto di Ricerca su Innovazione e Servizi per lo Sviluppo
s.ragozino@iriss.cnr.it
February 12th, 2024
Nel lungo articolo/intervista del Corriere della Sera (nell’inserto “Pianeta 2030”) pubblicato ad inizio febbraio 2024, lo studio del ricercatore Coviello che cita che “solo il 7 per cento delle Pmi ha già fatto una polizza contro i danni catastrofali, ma la nuova legge di bilancio impone di investire in polizze per proteggere immobili e attrezzature da catastrofi ed eventi estremi: Sace coprirà fino alla metà. Gli agricoltori i grandi esclusi”. Lo studio costituisce una disamina avanzata e multidisciplinare dei problemi posti dai rischi maggiori derivanti dalle catastrofi naturali, anche in relazione ai cambiamenti climatici.
February 11th, 2024

Urban space and everyday life are permeated with asymmetrical, complex and contested relationships, which are indicative of and are intertwined with challenges of political representation, ecological and economic crises, social and cultural exclusion, as well as struggles in accessing healthcare, education and social services. Simultaneously they also channel hopes, needs and desires for collectively negotiated social orders.
According to Fraser (2022), the hierarchical division between the production as an expression of neoliberal, post-fordist and patriarchal society and the reproduction that is traditionally associated with care activities requires profound rethinking in terms of value extraction and value generation in the contemporary city. She highlights that the regime of neo-liberal capitalism extracts value from everyday life in a process of reconfiguration and commodification of social reproduction and its spatialization. To overcome this, a collaborative mindset is needed. Urban commons, in their multiple configurations, embrace projects and practices that inspire novel forms of spatial justice and inclusive society. They express the entanglements among spaces, communities, and governing models. The unceasing process of reconfiguration of the geography of people, activities and rules of self-organization, typical of the commoning process, is based on mutual recognition, shared values, openness, mutualism and care. The three items (commoning, community, space) are equally necessary to the creation of commons, moving towards enabling policies and enabling spaces.
Call for Papers
This call of CONTESTI, edited by Chiara Belingardi (LaPEI – University of Florence), Gabriella Esposito De Vita, Stefania Ragozino (Institute for Research on Innovation and Services for Development – National Research Council of Italy), Tihomir Viderman (Brandenburg University of Technology Cottbus-Senftenberg) aims to collect theoretical, methodological, and empirical contributions that deal with the concepts of urban commons and care, with the focus on (but not restricted to) the following topics:
1. Production of commons – production of values;
2. Care as a social activity and public responsibility;
3. Everyday politics of urban commons;
4. Enabling spaces, enabling policies;
5. Conflict and resistance to urban extractivism;
6. Commons and (agro)ecologies for territorial regeneration;
7. Urban Commoning by care strategies;
8. Women and queer women for urban resistance.
Contributions have to be submitted by April, 15 2024 at the following link:
https://oajournals.fupress.net/index.php/contesti/about/submissions
Contesti. Città, Territori, Progetti is the Journal of Regional and Urban Planning, studies and design of the Architecture Department of Florence University. It represents since many years a credited voice in the field of the urban and regional studies and of the related policies and practices of planning and design. Through its sections, Contesti accounts for a plurality of topics and studies, research/action, policies, planning and design experiences with the aim to render in reflexive and critical terms the multifaceted complexity of the transformative processes that affects built environment and human settlements.
Per informazioni:
Stefania Ragozino
CNR – Istituto di Ricerca su Innovazione e Servizi per lo Sviluppo
s.ragozino@iriss.cnr.it
Vedi anche:
February 5th, 2024
Nell’articolo pubblicato a gennaio 2024 nella rivista scientifica dell’Ordine degli Ingegneri nazionale (CNI) “L’ingegnere italiano”, lo studio del ricercatore Coviello che costituisce una disamina avanzata e multidisciplinare dei problemi posti dai rischi maggiori derivanti dalle catastrofi naturali, anche in relazione ai cambiamenti climatici. L’Italia è notoriamente caratterizzata ad alto rischio calamità naturali: gli eventi calamitosi solo degli ultimi anni hanno provocato lutti e danni calcolati in svariati miliardi di euro. Nel settore delle assicurazioni a protezione dei beni, della salute e del patrimonio (escludendo l’assicurazione auto), l’Italia presenta un evidente gap di copertura rispetto agli altri principali Paesi europei: l’incidenza dei premi (escluso il settore auto) sul Pil è in Italia pari all’1% rispetto a una media europea del 2,6% e il premio medio per abitante del nostro Paese è circa un terzo di quello dei principali Paesi Ue.
January 28th, 2024
The kick-off meeting of the ERASMUS+ project “Education in Living Labs: Participatory Skills for sustainable Urban Governance (PS-U-GO)” was held online on 16th January 2024.
The project, coordinated by the University of Cyprus, is developed in cooperation with the Institute for Research on Innovation and Services for Development of the National Research Council of Italy (CNR-IRISS), Brandenburgische Technische Universität Cottbus-Senftenberg, Social Fringe: Interesting Untold Stories, Palermo Urban Solution Hub (PUSH), Urban Foxes and AESOP – Association of European Schools of Planning Thematic Group for Public Spaces and Urban Cultures – (AESOP TG PSUC) as linked partner.
In accordance with the objectives of the European Skills Agenda and taking into consideration the focus of the current European Year of Skills, PS-U-GO aims to develop improved, more appropriate skills and competences for students, as well as to ensure upskilling and lifelong learning for other stakeholders involved, building potential and resilience to current and future crises and challenges.
Targeting Higher Education Institutions’ students, particularly future architects and urban planners, the project will provide students with advanced participatory and soft skills for sustainable urban governance through innovative education, set in real-life environments. To this end, Urban Living Labs (ULLs) will be implemented as educational spaces involving diverse kind of stakeholders from the quadruple helix to experiment and test ideas and solutions to urban challenges, with the ambition of enabling place-based civic participation to address issues of public concern in respect to common values.
The project will review and map existing ULL methodologies and participatory approaches to establish a pedagogic framework of situated learning and a strategy for co-creation. Online and in-person training will prepare the students to take part in their local ULLs, implemented in four cities, Cottbus (Germany), Naples (Italy), Nicosia (Cyprus) e Palermo (Italy).
Key results will be the co-creation of urban solutions and interventions in four ULLs, and the development of advanced participatory and soft skills of students and other stakeholders. Outputs include a framework for situated learning in ULLs, a co-creation handbook, context-sensitive ULL methodologies, an online manual for participatory skills and a booklet for each ULL.
Specifically, CNR-IRISS lead WP3 focused on Participatory Skills and Knowledge Co-Creation and contribute to all other WPs’ activities. CNR-IRISS research and communication team, under the scientific coordination of Stefania Ragozino, includes Gabriella Esposito, Maria Patrizia Vittoria, Stefania Oppido, Valeria Catanese, and Maria Cerreta (University of Naples Federico II and CNR-IRISS Associate).
January 16th, 2024
Il Corso di Master universitario di II livello in “Pianificazione e progettazione sostenibile delle aree portuali” dell’Università Federico II di Napoli, progettato in collaborazione con il Cnr-Iriss, è volto alla formazione di professionisti capaci di integrare le discipline tecniche della pianificazione e della progettazione con la conoscenza delle dinamiche socio-economiche ed ecologico ambientali, degli aspetti gestionali, giuridici e normativi, delle regole organizzative di funzionamento dei porti e delle aree portuali.
In questa edizione il Master rinnova la sua offerta formativa individuando 5 moduli tematici per affrontare i temi della città-porto: 1. Città Porto Circolare; 2. Città Porto Resiliente; 3. Città Porto Innovativa; 4. Città Porto Inclusiva; 5. Città Porto Culturale.
La scadenza per partecipare al Master è il 18 gennaio 2024, alle ore 12.00.
Il bando è disponibile qui: https://www.unina.it/-/48551249-ma_arch_pianificazione_aree_portuali_23-24
Per avere maggiori informazioni scrivi a questo indirizzo: psp@masterdiarc.it
Partecipa all’OPEN DAY del Master: sabato 13 gennaio 2024, ore 10.30, on line. Avrai la possibilità di confrontarti direttamente con la coordinatrice (prof.ssa Maria Cerreta) e i tutor del Master. Partecipa al link: https://meet.google.com/qsv-jaqd-juf
Vedi anche:
January 13th, 2024

Ubicazione delle risorse di acqua dolce di Abadan e dei siti di campionamento
Un recente studio del Cnr-Iriss e Cnr-Ismar e Ingv, condotto da Renato Somma in collaborazione con colleghi afferenti a diversi enti di ricerca ed università americane (ERM – Environmental Resources Management, California; Department of Civil and Environmental Engineering, Utah Water Research Laboratory, Utah State University, Utah; School for the Environment, University of Massachusetts Boston, Massachusetts) e iraniane (Faculty of Natural Resources, University of Tehran; Department of Environmental Health Engineering, Maragheh University of Medical Iran; Research Center for Environmental Contaminants (RCEC), Abadan University of Medical Iran) è stato pubblicato sulla rivista “Journal of geochemical exploration” edito dalla Elsevier. La ricerca si è concentrata sullo studio dei livelli di contaminazione, delle fonti e dei potenziali rischi per la salute umana associati a 16 idrocarburi policiclici aromatici (PAH) nei sedimenti superficiali del bacino delle risorse d’acqua dolce di Abadan, nel nord-ovest del Golfo Persico.
Le concentrazioni di ∑16PAHs (Polycyclic aromatic hydrocarbons) variano da 67,8 a 57,748 ng/g con una media di 8222 ng/g. Circa il 30% dei ∑16PAH sono stati attribuiti a sette IPA cancerogeni. I componenti predominanti degli IPA trovati nei sedimenti sono gli IPA a 3 e 4 anelli, che rappresentano circa il 63% del totale degli IPA. I rapporti diagnostici e l’analisi delle componenti principali (PCA) indicano che gli IPA, rilevati nei sedimenti, provengono da diverse fonti, tra cui le emissioni da traffico veicolare, la combustione di carbone e biomasse, perdite di petrolio e acque reflue.
“Secondo la nostra valutazione del rischio ecologico, nel fiume Arvand è possibile osservare un danno sostanziale al biota. Inoltre gli indicatori di rischio di cancerogeneità mostrano che sia gli adulti che i bambini che vivono nell’area di Abadan sono esposti a un notevole rischio di cancro a causa della presenza degli IPA nei sedimenti superficiali”, afferma Renato Somma, ricercatore Ingv e associato alla ricerca presso gli istituti Iriss e Ismar del Cnr. “Per questo mitivo, è essenziale l’intensificazione di un monitoraggio continuo dell’inquinamento da IPA e l’implementazione di misure per proteggere gli ecosistemi d’acqua dolce nei pressi del Golfo Persico”.
Per informazioni:
Renato Somma
Ingv, Cnr-Iriss, Cnr-Ismar
Corso Giuseppe Garibaldi 179
renato.somma@ingv.it
3440640873
Vedi anche:
January 10th, 2024
Il CNR – Istituto di Ricerca su Innovazione e Servizi per lo Sviluppo ai fini della realizzazione del progetto “Il patrimonio Culturale immateriale nell’educazione terziaria” DUS.AD002.20, intende avvalersi della collaborazione di un esperto di elevata professionalità per lo svolgimento della seguente attività: Attività di ricerca scientifica rivolta allo studio di possibili modelli di engagement culturale e realizzazione di linee guida volte a orientare le iniziative culturali attive nelle comunità e valorizzanti il patrimonio culturale immateriale per offrire la fruizione e l’engagement dei giovani, nonché e ricognizione del pensiero dei giovani.
Competenze richieste: Esperienza almeno triennale in:
- metodologie innovative di ricerca, engagement e didattica sul patrimonio culturale;
- iniziative di valorizzazione della ricerca.
ovvero possesso del titolo di Dottore di Ricerca attinente all’esperienza richiesta.
Conoscenza delle lingue: inglese
Requisiti del collaboratore:
- Laurea magistrale in Pedagogia (LM 85).
December 28th, 2023
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