EPNAL – L’evoluzione del porto di Napoli da semplice nodo di traffico a piattaforma logistica: l’approccio per catene logistiche

  • Descrizione

    Il progetto di ricerca si propone di analizzare, in chiave strategica, gli elementi che consentono l’evoluzione del porto di Napoli da semplice nodo di traffico a piattaforma logistica integrata nell’ambito delle catene di fornitura (Supply Chain) delle imprese utenti. Il progetto adotta l’approccio per catene logistiche (Supply Chain Management (SCM) approach) che enfatizza l’importanza della relazioni di collaborazione tra i membri della catena stessa, quale elemento per aumentare il livello di soddisfazione del cliente finale. Il progetto si focalizza, pertanto, sull’analisi delle diverse tipologie di relazioni:
    – In ambito portuale, cioè tra Autorità Portuale ed operatori privati (port community);
    – Lungo la catena logistica, cioè tra gli operatori portuali privati e le imprese focali.
    Ulteriore elemento chiave in un’ottica di integrazione della supply chain (SC) è rappresentato dalle tecnologie informative e della comunicazione (ICT) sia come strumento di supporto alle relazioni tra tutti gli attori coinvolti nella SC sia come fonte autonoma di creazione di valore. A tal proposito, la ricerca, partendo anche dall’esame delle esperienze italiane ed estere più avanzate, e delle peculiarità dello scalo partenopeo, tenderà a identificare le condizioni per la realizzazione e la diffusione di un sistema informativo a servizio della Port Community.

     

  • Partnership:
    Consiglio Nazionale delle Ricerche Istituto di Ricerche sulle Attività terziarie (CNR - IRAT) (capofila),
  • Riferimento Bando
    Finanziamento della ricerca - Regione Campania previsto dalla L.R.28/5/02 n. 5 Finanziamento 2002 (di cui B.U.R.C. n. 3 del 20.1.03)
  • inizio:
    2004
  • Fine:
    2005

Responsabile Scientifico IRISS

Focus

Sotto il profilo metodologico, in una prima fase è stata sviluppata una ricognizione della letteratura su Supply Chain Management (SCM) e delle esperienze più significative esistenti in materia di competitività portuale, per delineare le caratteristiche della base culturale che hanno sorretto lo sviluppo della portualità italiana e, correlativamente, l’esistenza di tracce o elementi di un nuovo paradigma competitivo che favorisca lo sviluppo di rapporti collaborativi tra gli attori della port community. In particolare, da un attenta analisi appare evidente che sul piano teorico metodologico, la produzione scientifica disponibile è sostanzialmente riconducibile all’ambito dell’economia dei trasporti e dell’economia industriale, mentre i supporti empirici si mantengono, prevalentemente, a livello macro economico. L’approccio, invece, che si propone in nel progetto di ricerca è quello del Supply Chain Management (Gestione della Catena Logistica), sulla base del quale il porto, inteso come azienda, sviluppa le proprie attività e competenze nella prospettiva di soddisfare le esigenze di specifici segmenti di mercato, definiti attraverso un processo innovativo per un porto, che privilegia il punto di vista del clienti del proprio sistema economico locale (imprese industriali e commerciali, imprese di navigazione, operatori logistici e del trasporto). La letteratura in materia di SCM propone vari modelli di analisi strettamente legati alle realtà aziendali più dinamiche, ma che possono essere adattati anche al contesto portuale di riferimento. In particolare, la ricerca propone un modello di analisi originale che trova il suo fondamento teorico in quello sviluppato dal D.M. Lambert (2001). Tale modello, partendo dall’assunto che quanto maggiore è il livello di cooperazione tra gli attori della catena logistica, tanto migliore è il livello di soddisfazione del cliente finale in termini di qualità del prodotto e tempi di consegna, si compone di tre elementi strettamente interrelati:
1. La struttura della catena logistica, che fa riferimento alle attività ed attori che partecipano alla creazione del valore e alle relazioni che li legano con l’impresa focale;
2. I processi di business, cioè l’insieme delle attività boundary spamming che producono valore non solo per la singola impresa ma per tutti gli attori coinvolti nella supply chain, compreso il cliente finale;
3. Le componenti manageriali, cioè le variabili attraverso cui l’integrazione tra i vari attori della catena logistica viene realizzata.
L’applicazione di tale modello di analisi al porto di Napoli richiede preliminarmente il tracciamento della struttura delle catene logistiche e l’identificazione di tutti gli operatori che in essa sono coinvolti. A questo fine, l’indagine diretta presso le imprese produttrici sembra il mezzo più efficace e più coerente per la definizione delle caratteristiche delle specifiche catene logistiche.
Successivamente, vengono individuati i processi di business e le pratiche gestionali delle imprese focali. Una volta identificate le catena logistiche nella prospettiva delle imprese focali, l’analisi si focalizza sul livello di integrazione tra tutti gli attori della catena stessa. Ovviamente, l’utilizzo del concetto di catena logistica permette a priori la definizione del campo d’indagine, poiché solo coloro che partecipano al processo di creazione del valore, e quindi hanno relazioni con le imprese focali, saranno oggetto dell’indagine. Ai fini della misurazione di tutte le variabili identificate, si è realizzata un indagine empirica attraverso la somministrazione di un questionario semi-strutturato agli operatori della catena logistica: Compagnie di shipping, terminatisi, spedizionieri, agenti marittimi, imprese di trasporto stradale e ferroviario, ed altri operatori logistici. Tutte le informazioni raccolte sono state poi elaborare secondo il modello ipotizzato al fine di descrivere il contributo di ogni attore al processo di soddisfazione del cliente finale del porto.

L’applicazione del modello di SCM alla realtà portuale ha contribuito alla comprensione degli attuali e potenziali elementi che determinano la competitività del porto di Napoli nelle specifiche catena logistiche di cui è parte. I risultati dell’analisi svolta oltre ad avere una valenza di carattere teorico, in quanto contribuiscono all’avanzamento delle conoscenze sui meccanismi di competitività portuale, si caratterizzano per delle implicazioni di carattere operativo. In particolare, nel contesto napoletano ancora caratterizzato dalla forte polverizzazione delle PMI campane, da un basso grado di innovazione tecnologica, ed in molti casi dall’assenza di imprese focali capaci di governare la supply chain, un attività che sembra avere dei forti potenziali di sviluppo è il cosiddetto groupage. Le PMI campane, non godendo chiaramente dei vantaggi economici tipici della grande impresa (economia di scala e scopo), utilizzano la pratica delle vendite ex factory nelle vendite oltreoceano, in cui è l acquirente a gestire tutte le attività logistiche successive a quelle della produzione. Il mancato controllo della logistica distributiva determina chiaramente una perdita di valore sia per l’impresa che per tutti gli attori del settore della logistica e del trasporto. Dall’analisi risulta che la fornitura di servizi di groupage, in poli strategici come l’interporto o magazzini collegati con i principali nodi di traffico, permetterebbe la concentrazione della domanda e la specializzazione dell’offerta, attraverso la fornitura di tutta una serie di servizi logistici complementari (come ad esempio l’intermodalità e sdoganamento della merce, ecc ) ed ausiliari (terziario marittimo).